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I desideri assiderati di Peter Pan

Sul fondo dell’armadio di camera di mia madre c’è una coperta, una di quelle che Feltrinelli regalava se avessi acquistato due suoi titoli tascabili. Non ricordo affatto quali libri avessi scelto, ma ricordo bene che alla libreria era rimasta solo la coperta di Peter Pan e a me era sembrata una coincidenza positiva. Sfondo blu, vestiti di Peter verdi, il titolo del libro un po’ sgranato: grandi narrazioni che sono diventati classici, che, come uno scudo e come le cose belle, ammantano e proteggono. Le storie, a saperle raccontare, ti scaldano. I desideri, a conoscerli davvero, ti guidano. E devo ammettere – e voglio farlo ora perché mi sento più pronto – che c’è stato un periodo in cui non riuscivo a raccontare storie e non riuscivo a riconoscere i miei desideri. E sono caduto.

L’ho ritrovata per caso quella coperta qualche giorno fa, facendo le pulizie. Era stata nascosta, allontanata, come si fa con le cose brutte, come si fa con la morte, come si fa con la tristezza: non c’è tempo per le cose brutte, la morte e la tristezza se si è educati, come si viene speso educati, al bello e al buono sempre e comunque, quasi per forza. «Il bene trionferà», ma non si dice mai quando. E poi le cose brutte, la morte e la tristezza sono l’ultimo grande tabù della società occidentale. E lo sono (forse erano) per me, e lo sono (forse erano) per mia madre. Allontanare, non vedere, non pensare. E io che lo avevo avvicinato, avevo visto, avevo pensato. Tanto che lei ha poi pensato di non buttarla quella coperta, per non dimenticare del tutto perché la memoria serve, ma rendendola abbastanza inaccessibile, tenendola al sicuro tra i ricordi più pesanti, un horcrux all’incontrario, frammenti di anima relegati sul fondo di un armadio, lontano da me. Lontano dalle narrazioni distorte delle mia mente, lontano dai miei desideri deformati. Eppure, vicinissimo. E quanta importanza diamo agli oggetti.

Dicevo: quel giorno di settembre mi ha trovato Andrea. Lo aveva chiamato una parte di me che aveva intuito cosa sarebbe successo. Era una delle prime volte che mi lasciavano da solo: c’era la psicologa, c’era la psichiatra, c’erano già i farmaci. Ma non c’ero ancora io. «Sei tranquillo a rimanere a casa mentre noi siamo fuori?». E io avevo mentito. La mia mente era divisa, frammentata, spezzata. La narrazione della mia vista confusa, ribaltata, alterata. I miei desideri svuotati, rovesciati, assiderati. Non vedevo quella coperta da settembre, e il ricordo è stato così impattante da farmi perdere il contatto con la realtà e sbilanciarmi: sono caduto di nuovo. Sono tornato indietro.

Ricomincio. Mi ha trovato Andrea, in mezzo alla sala, con quella stessa coperta di Peter Pan annodata intorno al collo e il viso paonazzo. «Il suicidio non è bello perché la morte non è bella, te lo assicuro». E ancora, «C’è un istinto che ti salva, il meccanismo del tuo corpo è tale da privare i muscoli dell’ossigeno e da farti allentare la presa». E di nuovo, «I farmaci nel primo periodo ti buttano giù, ma poi funzionano». In ordine sparso. Ricordo solo le chiavi che giravano nella toppa, Andrea che saliva le scale di corsa, le sue mani che mi liberavano da quella morsa. «Amore, no!». Narrazioni interrotte. Desideri assiderati.

E di nuovo mi aggrappo alle parole. Desiderare, verbo composto da de e siderare, fissare attentamente le stelle. Ma poi mi concentro sul suo opposto. Assiderare, subire l’influenza negativa degli astri, e, per metafora, agghiacciare. Ne abbiamo parlato con I. durante le nostre ultime sedute. «I tuoi desideri stanno cambiando, ti stai avvicinando ai tuoi bisogni». E in me risuonava. «Non torni quel “Mattia”, perché la memoria del corpo e quella inconscia della mente sono più forti di quello che credi». E io vacillavo. «Non sei più lì, sono cambiati i tuoi perni». E io mi affidavo. «Tu sei cresciuto». E finalmente piangevo di tristezza senza la paura di esserne travolto (forse). Esco dagli estremi emotivi (circa), liberandomi della gabbia che mi sono e che mi hanno costruito intorno. Non mi sento libero, mi sento diverso. Mi sento più vicino – a cosa non so dirlo.

Intorno al “non detto” e al “non dicibile” si fonda la necessità di allontanare. Così, oltre alle cose brutte, alla morte e alla tristezza, sono un tabù anche i disturbi e le malattie mentali. Nel libro «La ragazza interrotta» di Susanna Kaysen si legge: «La gente ti chiede: come ci sei finita? In realtà, quello che vogliono sapere è se c’è qualche probabilità che capiti anche a loro. Non posso rispondere alla domanda sottintesa. Posso solo dire che è facile». E dunque, vi assicuro che è facile finirci dentro, e che non è così facile ma si impara a conviverci. E tuttavia, bisogna imparare a sviluppare strumenti adeguati.

Così, da Peter Pan con sogni assiderati ma «nuovi perni» vi chiedo, di cuore, di leggere tre libri che non mi hanno salvato la vita, ma mi hanno aiutato a sentirmi meno solo, a sentirmi meno alieno, a sentirmi partecipe di una difficoltà più grande che non ha colpito solo me, una difficoltà che annienta, cambia e, a volte, insegna. Perché le cause sono confuse, le ricostruzioni imprecise, le motivazioni spesso fittizie. Ma questi tre libri mi hanno aiutato a essere quando non ero. E questi tre libri sono «Parla, mia paura» di Simona Vinci, «L’uomo che trema» di Andrea Pomella e «Svegliami a mezzanotte» di Fuani Marino.

«Sento di poter affermare in misura abbastanza certa che nessun dolore fisico, nessuna debolezza legata al corpo, nessun cedimento di una parte di noi è paragonabile all’avere la testa che non funziona. Perché se la testa non risponde, tutto il resto è inutile. Ci sono altre due cose che ho imparato, di cui ho potuto fare esperienza diretta, durante il ricovero e subito dopo. Che ci si abitua a tutto. E che ci si rialza.»
(Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino)

(Volevo ringraziare questi tre autori e la casa editrice Einaudi per il coraggio della loro fragilità)

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2 commenti su “I desideri assiderati di Peter Pan”

  1. Maria Grazia Olivieri

    Come sempre sai esprimere sentimenti emozioni smarrimento in una maniera così completa e profonda che ti scava l’anima. Grazie per i suggerimenti!
    Un abbraccio affettuoso.

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