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Sintomi depressivi

«Non mi sono mai sentito così depresso come in questi ultimi giorni.»
Torno a scrivere dopo tanto. Torno da Ilenia dopo quasi due settimane trascorse senza vederci.
«Non ho più pensieri estremi, ma non mi capacito rispetto a quello che sento.»
Torno a parlare di depressione in modo così chiaro a due mesi esatti da quando ho interrotto i farmaci. Torno ad avere un po’ paura.
«Al tempo stesso, è come se io più di così non potessi fare, e mentre lo dico so che è già indice di altro però…»
Torniamo a vederci online perché il lavoro ha occupato tutto il tempo ultimamente. Torniamo a vederci e tanto mi basta.
«Forse dobbiamo andare a vedere cosa ci stanno dicendo questi sintomi depressivi.»

La fatica di avvertire, riconoscere e ritrovare sintomi depressivi ormai noti è ogni volta scoperta attesa e inaspettata allo stesso tempo. La fatica di accogliere il pensiero, prendere con esso nuova consapevolezza perché ogni volta lei ti trova un passetto più in là, tenere insieme perché forse la domanda sul cosa quei sintomi stiano dicendo è più forte e importante della sensazione che ti provocano è sfibrante. Perché le cose in questi ultimi tre anni le ho dovute sperimentare in questa modalità?

«Che cosa provocano intorno a te questi sintomi depressivi?»

Ci sono domande durante le nostre sedute che, dopo anni, Ilenia mi fa e delle quali entrambi sappiamo la risposta perché abbiamo analizzato, sviscerato, ricomposto, smontato, compreso così tanto che è come se certi luoghi della mente, certi meccanismi emotivi fossero lì prima di noi. Ma è necessario chiamarli per nome, indicarli per farli esistere.

«Mi sento deresponsabilizzato dal decidere quando sono depresso. E poi sento gli altri più vicini.»

Ho abbastanza esperienza di sedute fatte per non fermarmi più al primo pensiero. E, nonostante questo, all’inizio mi sono inceppato e ho pensato che sarebbe bastato così, che lavorare sulle cause sarebbe stato non solo impossibile, ma anche sconsigliabile. Invece, eccomi qui: ho davanti a me risposte a domande che non mi sono ancora posto, pensieri che si agganciano a pensieri. Ho imparato che non è mai il primo pensiero, la prima emozione quella a fornirmi il termometro riguardo a come mi sento.

«Rischiamo però, facendo così, di assopirci e finire per accogliere l’idea che questi sintomi depressivi siano un meccanismo efficace. Ma soprattutto, io non credo che non possiamo lavorarci per imparare nuovi meccanismi, d’altronde l’abbiamo già fatto altre volte: c’è un Mattia prima della depressione.»

«Ed è il Mattia che per anni ha avuto la cura di reggere sulle spalle il disequilibrio della fine del matrimonio dei suoi genitori.»

Vedersi con Ilenia online è cambiato nel tempo, è diventato più accettabile e utile. Ma se ci penso, nel tempo, sono io che sono cambiato e ho preso sempre la strada che mi portava alla sopravvivenza. Lo facciamo tutti, adeguiamo le nostre scelte o il nostro sentire per portarci in un luogo e un mondo che non ci uccida. Ma poi capita che alcuni mondi non ci uccidano fisicamente, ma che ci uccidano lentamente ogni giorno.

«Nonostante questo, ci tengo a dirti, Ile, che ultimamente mi sento la persona più aderente a quello che sento e che provo e che questo non mi era mai capitato.»

L’aderenza è un concetto che non riesco a spiegare ancora, nonostante tutte le ore passate a trovare le parole esatte per raccontare. Essere aderenti si avvicina al sentirsi giusti al momento giusto nel posto giusto con la giusta propensione verso il momento e il posto. E va bene qualsiasi sia la propensione, qualsiasi sia il sentire, perché risulta sempre autentico. Questo mi ha portato a tenere insieme tutto, a essere meno rigido, a vivermi come fallibile.

«Dobbiamo allora creare nuovi meccanismi o riscoprire di vecchi ma utili.»

C’è una gran confusione tra tutte le versioni di me che ho in testa. Ritrovo punti in comune, ma un secondo dopo quei punti sono scomparsi. Sono in un modo, poi in un altro. Annego nei ricordi, lo faccio da sempre, come se non riuscissi a entrarci in modo non “pericoloso”.

«Compito della settimana: con una persona a tua scelta provo a mettere in atto meccanismi che non includano sintomi depressivi per monitorare il risultato in quel legame.»

Sa che io la risposta ce l’ho. Che nonostante tutto quello scritto fin qui, o forse proprio per tutto quello scritto fin qui, il Mattia aderente a sé stesso lo sa. Eppure.

«Abbiamo bisogno di sperimentarlo in concreto.»

Esco dai pensieri. Mi aiuta. Mi ha salvato diverse volte. Esco dalla seduta. Mi fido. Io non voglio essere la mia depressione. Io non voglio costruire la mia vita su fondamenta costruite da immobilismo e preoccupazione. Esco. Mi fido.

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